«Nesciri»: il primo diritto dovrebbe essere quello di sognare

Ivan D’Ignoti è il regista del film «Nesciri» che la giuria del festival ha ammesso alla finale 2023. Ecco cosa han risposto alle nostre domande:

Perché ha deciso di girare questo Film?
Negli ultimi anni la mia attenzione era sempre stata catalizzata dalle storie vere, le storie delle persone. E’ da lì che è nata in me l’esigenza di utilizzare il linguaggio del documentario e l’occasione si è presentata quando ho conosciuto l’associazione “Il Favo”. Loro avevano in mente di realizzare un progetto che parlasse della loro realtà e che sensibilizzasse sui grandi temi che ruotano attorno al disagio giovanile. Io mi sono proposto, assieme all’autore Nicola Soldani, di aiutarli, concentrando l’attenzione in maniera particolare sui sogni e le prospettive di questi ragazzi. Poi l’incontro con il protagonista Nikola ha sciolto ogni nostro dubbio. Inizialmente è stato molto difficile instaurare una relazione, era come se mi studiasse, come se ogni suo pensiero o emozione implodesse in lui ed è questo che mi ha convinto a raccontare la sua storia.

Su quale tema vuole richiamare di più l’attenzione di chi lo guarda?
Il primo diritto di ogni bambino e ragazzo dovrebbe essere quello di sognare. Per poterlo fare però c’è bisogno di serenità, di protezione, di una guida. Purtroppo, non tutti hanno la fortuna di crescere in una famiglia, di ricevere un’educazione, dei valori. Tanti ragazzi sono costretti a crescere lontani da casa, perché tanti genitori non sono in grado di prendersene cura. Quando le figure genitoriali non sono in grado di insegnarti a crescere, ci pensa la strada a farlo. Questo non fa altro che sommare problemi ai problemi, creando persone che non riescono a trovare il loro posto nel mondo. A questi ragazzi la vita insegna che non c’è tempo per sognare. Fortunatamente esistono delle strutture, poco conosciute ma di grande rilevanza sociale, che aiutano chi non ha famiglia: le comunità minorili. Lì dentro, i ragazzi condividono le giornate e, accompagnati dagli operatori, trascorrono spesso gli anni più importanti della loro crescita. La delusione, il cinismo e la disillusione sono costanti comuni a tanti di questi ragazzi, ma sappiamo che ognuno di loro, nascosto da qualche parte, ha un sogno…

Che messaggio intende lanciare con questo film al mondo del cinema?
Voglio dimostrare che le storie più forti e le lezioni più grandi ce le regala la vita vera. Ho avuto l’opportunità di conoscere e scambiare qualche pensiero con il grande Mogol e lui stesso mi ha detto: “La vita non è la fiction. Noi tutti siamo professionisti della vita e abbiamo un istinto che ci attrae, perché la vita ci dà molte più emozioni della finzione”. Queste parole sono state per me la spiegazione di qualcosa che sentivo dentro, la conferma che il linguaggio documentaristico ha una potenza unica. Non c’è bisogno di inventarsi grandi trame, a volte baste osservare ed ascoltare bene ciò che ci sta intorno. Le storie più inedite ce le racconterà sempre colui che nessuno si ferma mai ad ascoltare.

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