«La nuova umanità»: un racconto corale senza protagonisti

Roberto Scaglione è il regista del film «La nuova umanità» che la giuria del festival ha ammesso alla finale 2023. Ecco cosa han risposto alle nostre domande:

Perché ha deciso di girare questo Film?
L’idea per questo cortometraggio è nata in seguito alla recente pandemia. Eravamo ormai a marzo 2021 e, logorato dai rigidi lockdown e dalle talvolta “illogiche” restrizioni imposte, visualizzai mentalmente in un’epifania quella che sarebbe poi divenuta la scena centrale del video: ovvero l’epica battaglia tra i fratelli Kell, nella finzione narrativa. Nella realtà, trattasi di un divertente scontro generazionale con mio fratello Fabio – autore peraltro delle animazioni grafiche – che è più giovane ma anche più saggio di me e col quale vanto un solido legame karmico, che va oltre la fluidità dello spaziotempo.
Come del resto l’intera opera, pervasa da codesto rincorrersi di ricorsi ipertestuali tra ambientazioni passate, presenti e future: secondo una concezione però “atemporale”, che vuole il Tutto accadere nel medesimo istante.
Purtroppo non godendo personalmente di tali capacità trasversalmente ubique, il video ho dovuto girarlo e montarlo in diversi periodi grazie alla solerte collaborazione appassionata dei miei sodali. Ringrazio quindi tutti gli amici che si sono prestati al gioco della finzione esposta, credendoci forse e spesso più di me: in particolare Pierangelo Palermo che mi ha supportato dall’inizio di questo mio goliardico percorso cinematografico anni fa e Andrea Ferrarella, che ha contribuito significativamente alla storia con idee e scenografie nonché mettendoci il suo stesso sangue. Tra gli attori, vanno inoltre menzionati i simpaticissimi Sebastiano Bambina e Francesco Rossello per l’istrionica interpretazione in coppia, Valeria Sepulcri, Norino Trovato, Chiara Sangiorgio, Chiara Stornello, Giorgia Messana, Ornella Minagro, Davide Chiarenza, Laura Regina e il mitico e ineffabile “deus ex machina” Francesco Belsito.
Per l’aiuto alla regia, ringrazio Carlo Di Giovanni, Giovanni Russo e Irene Zichichi e per i costumi e le apparecchiature Salvatore Benenati e Giuseppe Viola.

Su quale tema vuole richiamare di più l’attenzione di chi lo guarda?
L’opera promuove anzitutto il ragionamento critico individuale e scevro da intromissioni univoche di matrice rigidamente istituzionale.
Difatti i grotteschi personaggi, che fanno un po’ il gioco delle parti tra vivi e “morti”, si pongono quasi tutti quali liberi individui che agiscono secondo la propria volontà giacché mossi da un anelito di libertà, lotta e resistenza all’ordine precostituito: non perché andare – o mettersi – contro il Sistema sia a priori giusto, anzi è proprio sbagliato.
Ma sarebbe lecito e doveroso opporvisi concettualmente, laddove in esso si ravvisassero i prodromi di una distorsione comunicativa volta a piegare, sottomettere e annichilire l’individuo ai fini poco chiari di un asservimento coatto a un bene pubblico implicitamente strumentalizzato per confluire nel conseguimento di ambigui interessi decisamente altri, dal genuino benessere collettivo. Ovviamente non è il caso della nostra società, per fortuna.

Che messaggio intende lanciare con questo film al mondo del cinema?
Il messaggio principale è di speranza: altrimenti non l’avrei intitolato “La Nuova Umanità” bensì “La vecchia guardia”.
Una guardia che tuttavia non va mai abbassata poichè il potere, parimenti al leggendario leviatano, vorrebbe generalmente inghiottirci tutti nella sua morsa.
Dunque restare il più possibile vigili e svegli può aiutarci senz’altro ad evitare di restare invischiati, se non proprio intrappolati, in tale distopica spirale coercitiva che mira serialmente ad asservire le menti più plagiabili nel tentativo di pilotare le nostre vite dall’interno, manovrando le coscienze e i pensieri nel nostro intimo.
L’imperativo morale è di ragionare sempre con la propria testa senza fermarsi ai pregiudizi, ma neppure dando per scontato che le versioni ufficiali propinate rappresentino assolutamente il vero oggettivo.
Facciamo un po’ lo sforzo eroico di porre in dubbio talune “verità” assodate e verifichiamo più volte quanto pensiamo di sapere o aver compreso: a costo di rimettere in discussione persino noi stessi. Anzi qualora accade è pure un bene, poiché sintomo di crescita e maturità personale: nessuno è proverbialmente perfetto, ma chiunque è potenzialmente perfettibile.
Ma soprattutto, non arrendiamoci alle presunte “evidenze” temporali: il presente è tuttora in corso di revisione paritaria, il futuro non è stato già scritto e lo stesso passato tendenzialmente immutabile può essere ancora rivisto da chi ne ha i requisiti idonei a cambiarlo.
Sono i vivi a fare la Storia: e solo pochi, tra essi, divengono mitologicamente “eroi”.
Il resto dell’umanitá funge suo malgrado da spettatore passivo ai grandi eventi sociali che gli scorrono dinanzi come un film – da una surreale preistoria futuristica a un non auspicabile domani post apocalittico – senza che possa realmente intervenire a mutarne il corso degli eventi.
E tu, da che parte della Storia vuoi osservarla?

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