Al documentario “Veramente” del regista Marco Valtriani è assegnata l’Honorable Mention dalla Giuria del festival del Cinema di Cefalù con la seguente motivazione: «Un'opera che si distingue per la sua profonda sensibilità e per l'impegno verso temi ecologici e sociali. Attraverso la figura di un artigiano che raccoglie rifiuti dalle spiagge per trasformarli in oggetti decorativi, Valtriani non solo racconta una storia di creatività e inventiva, ma lancia anche un forte messaggio di sostenibilità e rispetto per l'ambiente. La regia di Valtriani è caratterizzata da una visione attenta e poetica, capace di catturare la bellezza e la fragilità della natura, così come la dignità e il valore del lavoro manuale. Ogni scena è curata nei dettagli, evidenziando il contrasto tra la bellezza dei paesaggi marini e l'inquinamento che li affligge. Questa dualità rende "Veramente" un'opera visivamente affascinante e concettualmente stimolante, capace di suscitare una riflessione profonda sul nostro rapporto con l'ambiente e sulla responsabilità individuale nella sua tutela. Il processo creativo dell'artigiano diventa il fulcro della narrazione, mostrando come la trasformazione dei rifiuti in opere d'arte possa non solo ridurre l'impatto ambientale, ma anche dare nuova vita a materiali altrimenti destinati all'oblio. Valtriani riesce a trasmettere la bellezza intrinseca di questi oggetti, evidenziando come l'arte possa emergere dalla crisi e dalla degradazione, trasformando il negativo in positivo. Inoltre, il film si distingue per l'approccio umano e autentico, presentando il protagonista non solo come un artista, ma come un messaggero di cambiamento, in grado di ispirare gli spettatori a riflettere sulle proprie abitudini e sull'importanza della salvaguardia dell'ambiente».
Marco Valtriani è nato in Sardegna nel 1978, amante del cinema sin dall'infanzia, ha frequentato e ha lavorato negli ambienti del teatro, dell'arte e della musica della sua città, Sassari, sino a che è partito per Pisa, dove tutt'ora vive e dove nel 2017 si è laureato con lode in Discipline dello spettacolo e della comunicazione, con un percorso di studi prevalentemente orientato al cinema. Dal 2019 è presidente, nonché fondatore, dell'associazione culturale Organismi Cinematograficamente Modificati ETS, nella quale, insieme alle sue compagne di avventura e una ventina di soci, si occupa di promuovere l'arte cinematografica, in particolare con le proprie produzioni indipendenti, tra cui cortometraggi di finzione, documentari, e sperimentazioni audiovisive. L'attività cinematografica che svolge con più onore e desiderio è la regia, ma si è impegnato con passione anche nella sceneggiatura, direzione della fotografia, editing e recitazione. Ecco come ha risposto la regista alle nostre domande:
Perché ha deciso di girare questo Film? Questo è il mio primo documentario dopo diverse esperienze nel mondo narrativo di finzione e alcune sperimentazioni di cinema espanso. Sentivo quindi la voglia di esprimermi nel raccontare il reale, scegliendo la virtuosa attività di una mia conoscente e amica che si è dedicata a lavorare per un tema urgente attuale, creativo e legato a un qualcosa che ho sempre amato, ovvero ciò che esiste da molto prima dell'uomo ossia, la natura. E' stato il soggetto perfetto ed una circostanza adatta a un'autoproduzione.
Su quale tema vuole richiamare di più l’attenzione di chi lo guarda? Attraverso diversi elementi presenti ho voluto porre sin da subito l'attenzione sull'urgenza di ciò che stavo per raccontare. Per fare ciò ho fatto in modo di mettere insieme la bellezza del paesaggio in forte contrasto con la presenza scomoda dei rifiuti, senza però dare troppa importanza estetica ad essi ma anzi dandola alla protagonista che ha potuto così trasportare lo spettatore nella sua esperienza e io volutamente ho preferito lavorare con l'estetica su di essa. Ho poi aggiunto elementi di fantasia, per poter sfidare il problema con una leggerezza che, peraltro trapelava ma non sempre, dalle parole della protagonista; inoltre questi intermezzi, oltre che punteggiare i diversi momenti, sono stati consapevolmente cercati per fare un tentativo di portare il messaggio ancora più dentro le coscienze di chi guarda questo documentario. Perché si, ciò che ci circonda può essere infinitamente bello ma può essere messo in serio pericolo, eppure è grazie a certi esempi che la cura del nostro pianeta non avrà mai fine.
Che messaggio intende lanciare con queso film al mondo del cinema? Io ho sempre lavorato in ambito associativo per le mie produzioni cinematografiche, con questo intendo che il mio è sempre un lavoro di squadra, dove è essa ciò che conta, insieme ragioniamo, ci appassioniamo, abbiamo gioie e delusioni, delle volte ci sembra di lottare contro i giganti ma mai niente e nessuno potrà fermare la nostra unione e creatività, riuscendo a trasformare le nostre vite in pellicole che riflettono i nostri passi in questo mondo.