Al corto “Angelica” del regista Gianni Carbotti è assegnata l’Honorable Mention dalla Giuria del festival del Cinema di Cefalù con la seguente motivazione: «Si distingue per la sua capacità di raccontare una realtà quotidiana che si svela gradualmente, trasformando la percezione dello spettatore da un'atmosfera apparentemente tranquilla a una verità drammatica e sconvolgente. La regia, intensa e delicata allo stesso tempo, riesce a mantenere alta la tensione emotiva, sfruttando ogni dettaglio per costruire un crescendo di inquietudine che culmina in un finale di forte impatto. Il racconto della piccola famiglia, in cui una madre preoccupata e un padre affettuoso sembrano muoversi all'interno di una routine familiare, si trasforma in una rivelazione dolorosa che parla di vulnerabilità e paure nascoste. La scelta narrativa di lasciare emergere il dramma attraverso piccoli gesti quotidiani, senza mai forzare i toni, permette al corto di sviluppare una profondità emotiva rara, coinvolgendo lo spettatore in un percorso di progressiva scoperta. La recitazione intensa e misurata, insieme a una fotografia intima e avvolgente, rende "Angelica" un'opera che affronta con sensibilità temi complessi come la fragilità umana e i segreti che si celano dietro le apparenze. La capacità del regista di gestire il tempo narrativo con maestria, dosando suspense e rivelazione, merita il più alto riconoscimento. "Angelica" è un’opera che colpisce per la sua umanità e per la raffinatezza con cui riesce a esplorare l'animo dei suoi protagonisti, offrendo una riflessione potente sulla famiglia e sul dolore nascosto».
Gianni Carbotti è un regista, fotografo e reporter italiano che vive e lavora a Roma. Nel 2023 ha diretto il cortometraggio Angelica. Attivo nel campo dell'informazione, negli ultimi dieci anni ha realizzato documentari, reportage, video e foto servizi, affiancandovi articoli, interviste, inchieste e recensioni. Parallelamente si è dedicato all’arte contemporanea, collaborando con l'artista Benjie Basili Morris nell'ambito di mostre, eventi e video installazioni. La sua passione per le sonorità underground, nata negli anni Novanta quando ha cominciato a esibirsi come cantante e performer rock, lo ha portato a curare la regia di diversi videoclip musicali. Ecco come ha risposto la regista alle nostre domande:
Perché ha deciso di girare questo Film? Ho deciso di girare questo film perché volevo creare un’opera di fiction che coniugasse due elementi a me molto cari: l’amore per il cinema di genere italiano, in particolare quello “gotico” di registi come Mario Bava, Riccardo Freda e Antonio Margheriti, e l’analisi di tematiche più profonde ed esistenziali che permeano le opere di grandi maestri del calibro di Ingmar Bergman o Krzysztof Kieślowski. Il mio obiettivo era esplorare il superamento del lutto, tema universale e doloroso, attraverso le atmosfere e le suggestioni tipiche del cinema di genere. In questo modo, volevo unire il fascino visivo e narrativo del fantastico con l’emotività e la complessità dell’esperienza umana.
Su quale tema vuole richiamare di più l’attenzione di chi lo guarda? Il corto si propone di mettere in luce temi profondi come l'incomunicabilità all'interno di una coppia e l'inestricabilità dei legami familiari. In particolare, il rapporto tra madre e figlia appare come un vincolo talmente forte da superare qualsiasi confine, inclusi quelli dettati dalla ragione e dalle leggi naturali. Questo legame, che sembra andare oltre i limiti stessi della vita e della morte rappresenta il cuore della riflessione, proposta sfruttando le atmosfere del thriller psicologico, su come le relazioni parentali possano influenzare e distorcere la percezione della realtà.
Che messaggio intende lanciare con questo film al mondo del cinema? Con questo cortometraggio, intendo lanciare un messaggio al mondo del cinema sull’importanza di unire le riflessioni tipiche del cosiddetto cinema "alto" con le atmosfere e le suggestioni proprie del cinema di genere. Il mio obiettivo è dimostrare che si possono mescolare registri espressivi diversi per raccontare una storia che sia al contempo avvincente e carica di significati profondi. Voglio offrire agli spettatori un’esperienza cinematografica che non solo li intrattenga, ma che tocchi corde emotive universali e li faccia riflettere su tematiche che appartengono al vissuto di ognuno di noi.