Dal 30 ottobre entra nel catalogo Netflix Una hostess tra le nuvole, commedia romantica del 2003 diretta dal brasiliano Bruno Barreto. Titolo originale View from the Top, dura 87 minuti e porta sullo schermo un cast sorprendente per una commedia così leggera e spensierata: Gwyneth Paltrow, Mark Ruffalo, Christina Applegate, Mike Myers, Candice Bergen e Rob Lowe.
La protagonista è Donna Jensen, giovane cresciuta a Silver Springs, in Nevada, figlia di una madre ex ballerina dai tanti matrimoni. La vita di provincia le sta stretta e il suo orizzonte sembra già scritto, finché la lettura del libro di Sally Weston, celebre ex assistente di volo, le accende un sogno: diventare hostess di prima classe e girare il mondo.
Il primo passo è modesto. Donna entra in Sierra Airlines, piccola compagnia regionale che fa la spola soprattutto con Fresno. Poi tenta il salto e si iscrive al corso della grande Royalty Airlines, dove incontra un istruttore amareggiato, interpretato da Mike Myers, che non ha mai potuto volare a causa di un occhio strabico. Al corso c’è anche Christine Montgomery, il personaggio di Christina Applegate.
Le cose non vanno come previsto: invece delle rotte transatlantiche, Donna viene assegnata a Royalty Express, la compagnia low cost del gruppo con base a Cleveland, e il suo primo volo è un disastro comico. A Cleveland però conosce Ted Stewart, studente di legge interpretato da Mark Ruffalo, che si innamora di lei e vorrebbe sposarla. Candice Bergen veste i panni di Sally Weston, Rob Lowe quelli di un copilota. Completano il ricco cast anche Kelly Preston, Joshua Malina, Jon Polito e Marc Blucas.
Il film diventa così la storia di una scelta tra ambizione e sentimento. Donna arriverà a Parigi, ma un Natale trascorso da sola nella capitale francese le farà capire che la vita può offrirle più del lavoro dei suoi sogni.
All’uscita la critica non fu tenera, ma oggi la pellicola resta una visione leggera e piacevole, curiosa soprattutto per il cast, che riunisce attori poi diventati protagonisti di Hollywood. Ruffalo, all’epoca ancora lontano dalla popolarità di Hulk, offre una prova misurata e credibile.
