Le scene di Livatino – Il giudice e i suoi assassini, la miniserie di Rai 1 diretta da Michele Placido, sono state girate per 42 giorni in provincia di Agrigento. Le riprese sono andate avanti dal 29 settembre al 5 dicembre 2025, e ai giorni siciliani se ne sono aggiunti altri 18 a Roma. La serie arriva su Rai 1 a novembre 2026, dopo l'anteprima alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Freestyle Serie, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La scelta dei luoghi segue la vita del protagonista. La miniserie racconta Rosario Livatino, il magistrato ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990 e proclamato beato, e lo fa tornando nella terra in cui è nato, ha lavorato ed è morto.
La storia raccontata dalla miniserie
Livatino è interpretato da Giuseppe De Domenico. Accanto a lui, Leonardo Maltese è Tano, un giovane stiddaro: la serie racconta infatti anche il punto di vista degli assassini, come annuncia il titolo. La sceneggiatura è firmata da Angelo Pasquini, Fidel Signorile e Michele Placido. La miniserie è una coproduzione di Rai Fiction, Goldenart Production e Rai Com, prodotta da Federica Luna Vincenti.
Il racconto alterna dunque due sguardi: quello di un magistrato che vive il proprio lavoro come un servizio, con rigore e discrezione, e quello di chi decide di eliminarlo. Per rendere credibile questo doppio punto di vista, i luoghi hanno un ruolo decisivo: sono gli stessi paesi e le stesse strade in cui le due vite, nella realtà, si sono incrociate.
Agrigento e il Palazzo di giustizia
Il primo set è Agrigento, con il suo Palazzo di giustizia. È il luogo in cui Livatino svolgeva il suo lavoro di magistrato, tra udienze, fascicoli e inchieste. Le riprese negli ambienti reali del tribunale portano nella serie la concretezza di un mondo fatto di stanze, corridoi e aule, lo stesso in cui il giudice ha passato gran parte della sua vita professionale.
Per una storia che ruota intorno al senso del dovere, il palazzo di giustizia diventa quasi un personaggio: il luogo in cui si decide e in cui si paga il prezzo delle proprie scelte.
Canicattì, dove tutto comincia
La troupe ha lavorato anche a Canicattì, la città natale di Livatino. È qui che la miniserie ritrova la sua dimensione personale: la famiglia, la casa, le strade dell'infanzia e della giovinezza. Raccontare il giudice nella sua città significa mostrare l'uomo prima del magistrato, e il legame con una comunità che lo ha visto crescere.
Naro, Palma di Montechiaro e Favara
Gli altri set siciliani sono Naro, Palma di Montechiaro e Favara, centri della provincia agrigentina che completano la geografia della serie. Sono paesi, campagne e strade che restituiscono il paesaggio reale della storia, lontano dalla Sicilia delle cartoline.
Girare in più comuni della provincia ha permesso di raccontare un territorio intero, quello in cui la Stidda operava e in cui il lavoro di un magistrato onesto poteva diventare un pericolo mortale. I luoghi non sono scelti per la loro bellezza, ma per la loro verità.
I 18 giorni a Roma
Non tutto è stato girato in Sicilia. Ai 42 giorni nell'Agrigentino si sono aggiunti 18 giorni di riprese a Roma, per un totale di sessanta giorni di set. La proporzione dice molto: la gran parte del racconto è stata costruita dove i fatti sono accaduti, e la Sicilia resta il cuore visivo della miniserie.
Una prima a Roma davanti al presidente
La miniserie è stata presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2026, nella sezione Freestyle Serie. La proiezione si è svolta alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, un segno dell'attenzione che la storia di Rosario Livatino continua a suscitare a più di trent'anni dalla sua morte.
Quando Il giudice e i suoi assassini andrà in onda su Rai 1, a novembre, gli spettatori ritroveranno Agrigento, Canicattì, Naro, Palma di Montechiaro e Favara negli stessi luoghi in cui la storia è accaduta. E per chi conosce quella provincia, sarà un modo per rivedere da vicino una pagina della propria memoria.
